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22 dicembre 2007

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gianni ghiani

Il commento che mi precede mi dà l'occasione di esplicitare qualche considerazione che vuole essere motivo di riflessione e non di critica moralistica. La Rete è una invenzione prodigiosa! Un mezzo di comunicazione molti-a-molti facile, a basso costo, globale e veloce. Ha innescato una rivoluzione ad ampio spettro. Sta cambiando il mondo dell'informazione, genera nuove opportunità per l'economia, diffonde e produce cultura, innesca processi di socializzazione nuovi prima impensabili. Un mondo in cui persone reali, interagiscono a distanza e abitano virtualmente centinaia o migliaia di mondi chiamati siti, blog, portali.
Dentro questo mondo, in cui infiniti mondi si aprono ad un semplice click, appare di tutto: il bello e il brutto, il vero e il falso, il legale e l'illegale, ecc, ecc.
E'un mezzo potente, così potente che può tramutarsi in fine, condizione di esistenza, per molti, ormai, una esistenza nuova ed alternativa perchè quella reale non la sopportano più.
> sta aggregando milioni di persone in una altra vita come se fosse l'unica vera e degna di essere vissuta! Più di qualcuno ha già traslocato la propria vita e al solo pensiero che questo stia avvenendo mi angoscia. Anch'io, peraltro, trascorro diverso tempo davanti alla tastiera a scrivere, comunicare, informare, non solo per lavoro ma anche per diletto. Mi piace lasciare commenti in alcuni blog, partecipare a qualche forum e community tematica (es. partecipo da un anno al club dei poeti contemporanei con sommo piacere culturale). Tuttavia sento crescere dentro di me una preoccupazione. Abitare la Rete non si può in tutte le sue infinite ramificazioni, abitare tutte le stanze di questo immaginifico mondo è ovviamente impossibile, ma sta diventando la più insidiosa delle tentazioni. Ogni giorno di più ti ritrovi a connetterti ore su ore al PC abitando in modo spesso convulso e comunicando senza aspettare di concederti tempo per riflettere. Quando vedo, poi, che persone con cui scambi informazioni e pareri, cioè intavoli relazioni virtuali, se le incroci per strada nemmeno ti salutano, allora vuol dire che la Rete comincia a far male. Attenzione amici! Vegliamo sugli effetti, che anche inconsciamente, produce in noi questo ambivalente ed ambiguo mondo di Internet. Dico: nè apocalittici, nè integrati ma consapevoli e vigili certamente lo dobbiamo essere!

Giorgio Jannis

Beh, il termine Abitare, come Abitanza e Abitanti, mi pare veramente quello più corretto per cogliere nelle giuste dimensioni antropologiche "concrete" i nuovi modi di vivere delle generazioni biodigitali; d'altronde il libro del pordenonese Maistrello si intitola "La parte abitata della Rete", e quindi ci siamo.

Perché le vecchie metafore del navigare, del fare surf, ovvero di una rappresentazione mentale di Internet come di un mare su cui scorazzare e magari come pirati rubacchiare contenuti di qua e di là (leggere e basta) non tiene più.

In internet noi ci abitiamo, abbiamo recapiti, case, uffici, negozi, communities con dinamiche di partecipazione e appartenenza, luoghi di produzione (read-write web, social networking) proprio come su Mondo 2.0.

Ed essere Abitanti significa aver cura dei Territori dell'Abitare, siano essi indifferentemente fatti di atomi o di bit (è sufficiente guardare i ragazzini con i cellulari e chiedersi dove vivano), in quanto si tratta di Luoghi di relazione umana, di scambio affettivo, di costruzione socialmente negoziata delle identità individuali e collettive.

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